Forum Acusticum 2026: cosa è emerso su materiali riciclati e comfort acustico

Un materiale riciclato è automaticamente sostenibile? E un ambiente con un tempo di riverberazione contenuto è necessariamente confortevole?
Le ricerche presentate al Forum Acusticum 2026, svoltosi a Graz dall’8 al 12 settembre, invitano a rispondere con prudenza a entrambe le domande. Dal congresso sono emerse interessanti sperimentazioni su materiali fonoassorbenti realizzati con cartone alveolare, cellulosa riciclata, scarti delle cartiere e residui della filiera vitivinicola. Allo stesso tempo, nuovi dati hanno confermato che il solo tempo di riverberazione non basta a descrivere il comfort acustico di uno spazio.
Si tratta di risultati scientifici rilevanti, ma in diversi casi ancora preliminari. Non rappresentano nuovi prodotti già disponibili né modifiche normative immediatamente applicabili. Offrono, però, indicazioni utili per comprendere in quale direzione si stanno muovendo la ricerca e la progettazione acustica.
In sintesi: le novità più interessanti riguardano l’impiego di materiali circolari, l’importanza della configurazione costruttiva dei pannelli e la necessità di valutare la propagazione del parlato oltre al riverbero.
Materiali fonoassorbenti riciclati: non conta soltanto la materia prima
Uno dei temi centrali del Forum Acusticum 2026 è stato lo sviluppo di materiali acustici ottenuti da risorse riciclate o da scarti di altre filiere produttive.
Il dato interessante non riguarda soltanto l’origine del materiale. Le ricerche mostrano che la prestazione finale dipende dall’intero sistema: geometria, perforazioni, densità, spessore, intercapedine, modalità di assemblaggio e comportamento risonante.
Definire un pannello “riciclato”, quindi, non dice ancora:
- quanto assorbe e a quali frequenze;
- come reagisce al fuoco;
- se rilascia sostanze negli ambienti interni;
- come si comporta in presenza di umidità;
- quanto dura nel tempo;
- se i componenti possono essere separati e recuperati a fine vita.
La sostenibilità non coincide con una singola caratteristica del materiale, ma deve essere dimostrata attraverso dati verificabili e considerando l’intero ciclo di vita del prodotto.
Cartone alveolare e cellulosa riciclata: i primi risultati della ricerca italiana
Tra le presentazioni più interessanti figura la ricerca dell’Università di Firenze, condotta in collaborazione con COMIECO, su pannelli fonoassorbenti composti da cartone alveolare e materiale fibroso.
Le configurazioni analizzate comprendevano:
- cartone alveolare liscio oppure perforato al laser;
- fori con diametro di 1, 5 e 10 millimetri;
- fiocchi di cellulosa o fibre di poliestere;
- elementi non incollati;
- una cavità capace di attivare una risonanza di membrana intorno ai 200 Hz.
In alcune configurazioni, i primi test hanno mostrato prestazioni paragonabili a quelle di materiali sintetici convenzionali e un’estensione dell’assorbimento verso le frequenze medio-basse. È un aspetto significativo, perché molti materiali porosi leggeri lavorano soprattutto alle frequenze medio-alte.
Il risultato non dipende però soltanto dal cartone o dalla cellulosa. La combinazione tra dimensione dei fori, struttura alveolare, materiale fibroso, intercapedine e risonanza modifica la risposta acustica del pannello. In altre parole, è la configurazione nel suo complesso a determinare la prestazione.
I risultati restano preliminari. Prima di un possibile impiego in un progetto o in un capitolato saranno necessarie ulteriori verifiche, comprese prove in camera riverberante secondo metodi normati, valutazioni di reazione al fuoco, emissioni indoor, resistenza meccanica, comportamento all’umidità e durabilità.

Pulper waste: trasformare uno scarto difficile in una risorsa acustica
Un secondo studio, sviluppato dall’Università di Firenze e dall’Università di Brescia, ha esaminato il possibile utilizzo acustico del pulper waste.
Questo residuo viene generato durante il riciclo di imballaggi poliaccoppiati e contiene una miscela di componenti difficile da recuperare con i processi convenzionali. Attualmente viene spesso destinato a smaltimento o recupero energetico.
I ricercatori ne hanno studiato il comportamento mediante prove in tubo d’impedenza e misurazioni della resistività al flusso. I risultati iniziali indicano un potenziale impiego come materiale assorbente, ma la ricerca si trova ancora in una fase esplorativa.
Il valore di questo filone sta nel tentativo di recuperare flussi di scarto complessi, andando oltre il semplice impiego di materie già consolidate come il PET riciclato. Per dimostrarne la sostenibilità serviranno però dati sull’origine dello scarto, sui processi necessari alla sua trasformazione, sull’impatto ambientale, sulla sicurezza e sul fine vita del pannello completo.

Raspi d’uva e biomateriali: una prospettiva interessante per la filiera italiana
Al Forum sono stati presentati anche assorbitori porosi ottenuti dai raspi d’uva, utilizzati sciolti, legati o trasformati in strutture schiumate.
Le prove preliminari in tubo d’impedenza hanno evidenziato, in alcune bande di frequenza, valori di assorbimento vicini a quelli di materiali porosi convenzionali. La disponibilità di questo residuo rende la ricerca particolarmente interessante per un Paese con una filiera vitivinicola importante come l’Italia.
Anche in questo caso, tuttavia, non siamo ancora di fronte a un prodotto pronto per il mercato. Restano da verificare aspetti essenziali come reazione al fuoco, igiene, stabilità, durabilità e ripetibilità delle prestazioni. Il corretto messaggio da comunicare non è quindi “un nuovo pannello in raspi d’uva”, ma una promettente direzione di ricerca sui biomateriali acustici.
Prima del capitolato: quali dati devono essere verificati?
Il passaggio da una sperimentazione di laboratorio a una soluzione utilizzabile negli edifici richiede una validazione molto più ampia del solo coefficiente di assorbimento misurato su piccoli campioni.
Prima di inserire un nuovo materiale fonoassorbente in un progetto o in un capitolato occorre verificare almeno:
- Prestazioni acustiche, misurate con procedure normate e su configurazioni rappresentative dell’installazione reale.
- Reazione al fuoco, in funzione della destinazione d’uso e delle prescrizioni applicabili.
- Emissioni indoor, per valutare l’idoneità del materiale negli ambienti occupati.
- Resistenza all’umidità e all’usura, soprattutto in spazi sottoposti a condizioni variabili.
- Durabilità e stabilità meccanica, comprese eventuali variazioni delle prestazioni nel tempo.
- Tracciabilità dei componenti, necessaria per documentare origine e contenuto riciclato.
- Disassemblaggio e fine vita, per capire se il prodotto completo possa essere realmente separato, recuperato o riciclato.
Un materiale può quindi provenire da uno scarto senza essere automaticamente circolare. Se richiede leganti difficili da separare, trattamenti impattanti oppure non dispone di una filiera di recupero a fine vita, il solo contenuto riciclato non è sufficiente a dimostrarne la sostenibilità.

Misurare il riverbero non basta per valutare il comfort acustico
Il secondo grande tema emerso dal congresso riguarda il modo in cui viene valutata la qualità acustica degli ambienti.
Una ricerca presentata il 9 settembre ha confrontato spazi didattici aperti e chiusi utilizzando anche parametri della ISO 3382-3. Il tempo di riverberazione e il rumore di fondo risultavano simili, mentre la propagazione e l’intelligibilità del parlato mostravano differenze significative, soprattutto alle distanze maggiori.
Sebbene lo studio riguardi ambienti scolastici, il principio è rilevante anche per gli uffici:
Due spazi con lo stesso tempo di riverberazione possono offrire un comfort molto diverso se il parlato si propaga in modo differente.
Negli open space, una conversazione che rimane intelligibile a grande distanza può disturbare le persone non coinvolte, ridurre la concentrazione e compromettere la riservatezza. Per questa ragione, la sola riduzione del riverbero non garantisce automaticamente un ambiente di lavoro efficace.
Per approfondire la differenza tra i parametri e le possibili soluzioni, è possibile consultare l’articolo su come ridurre il riverbero negli uffici.

Cosa valutare negli uffici oltre al tempo di riverberazione
Una progettazione acustica efficace dovrebbe considerare congiuntamente:
- il tempo di riverberazione;
- il rumore di fondo;
- il decadimento del livello del parlato con la distanza;
- la distanza oltre la quale una conversazione smette di essere chiaramente intelligibile;
- la posizione e l’orientamento delle postazioni;
- la presenza di schermi, partizioni e arredi;
- la separazione tra aree collaborative e zone dedicate alla concentrazione;
- la distribuzione delle superfici fonoassorbenti.
Non è quindi sufficiente scegliere un pannello con un buon valore di assorbimento. Occorre stabilire dove installarlo, in quale quantità e in quale relazione con il layout dello spazio.
Dal Forum Acusticum 2026 non arrivano nuove norme operative
È importante distinguere le evidenze scientifiche dalle prescrizioni normative. Nella settimana del Forum Acusticum 2026 non sono state pubblicate nuove norme UNI, EN o ISO direttamente applicabili all’acustica degli uffici.
Le ricerche presentate al congresso non modificano automaticamente gli obblighi progettuali e non devono essere interpretate come indicazioni già pronte per un capitolato. Rappresentano piuttosto un osservatorio privilegiato sulle tecnologie e sui metodi che potrebbero orientare gli sviluppi futuri.
Il programma tecnico ufficiale di Forum Acusticum 2026 documenta le presentazioni e le sessioni scientifiche del congresso.
Ricerca, dati e progettazione: che cosa portiamo a casa dal Forum
Dal Forum Acusticum 2026 emergono due indicazioni principali.
La prima è che cartone, cellulosa riciclata, pulper waste e residui agricoli possono aprire nuove prospettive per lo sviluppo di materiali fonoassorbenti. La loro origine, però, non basta a certificarne prestazioni, sicurezza o circolarità.
La seconda è che il comfort acustico non può essere ridotto a un solo numero. Riverbero, propagazione del parlato, layout, schermature e attività svolte nello spazio devono essere valutati come parti dello stesso progetto.
La vera innovazione nasce quindi dall’incontro tra ricerca, misurazioni affidabili e capacità progettuale. Soundoff osserva l’evoluzione scientifica; 2B RESINE la traduce in soluzioni acustiche consapevoli, verificabili e adatte agli ambienti reali.
Se un ufficio, una sala riunioni o uno spazio collettivo presenta problemi di riverbero e intelligibilità del parlato, una valutazione acustica consente di individuare le cause e definire gli interventi più adatti.

